
U-Rocker, V-Rocker, P-Rocker, Camber-Anticamber, Banana Rocker, Zero Camber… Fate voi il conto di quante diverse varianti di Rocker Shape ci siano oggi sul mercato.
Ma in fondo, a cosa serve questa nuova forma che quasi ogni azienda ha adottato nella produzione delle proprie tavole? Qualche scettico certamente dirà che non serve proprio a nulla se non a far vendere più tavole…
A dire il vero un fondamento tecnico (scientifico) c’è ed è anche condivisibile.
Partiamo dal concetto fondamentale che lo shape tradizionale - Camber in inglese, Ponte in italiano - deriva dalla tecnologia tipica dello sci; se ben ricordate, gli sci senza sciancratura utilizzati fino agli anni 90, appoggiati di piatto su di un piano, presentavano la parte centrale rialzata e poggiavano solo su punta e coda. Fino a poco tempo fa tutte le tavole da snowboard avevano queste stesse caratteristiche.
Lo scopo di questa forma risiede nel fatto che, durante la curva, la tavola (e lo sci) si deforma sotto la spinta del rider (risultante dalla forza peso e dall’azione muscolare esercitata), restituendo poi una buona parte dell’energia accumulata e provocando, alla fine della curva, quella spinta esplosiva che permette di invertire velocemente lo spigolo.
In effetti, però, c’è una differenza sostanziale tra sci e snowboard da questo punto di vista: lo sciatore esercita un carico localizzato prevalentemente nel centro dello sci, dato che l’attacco è montato nella zona centrale dell’attrezzo. Sullo snowboard, invece, le zone di carico sono due e più vicine alle estremità (punta-coda), soprattutto per chi utilizza un passo molto largo.
Ecco quindi che le aziende hanno cominciato a sperimentare shapes con un profilo tale da facilitare la deformazione dell’attrezzo durante la curva o, addirittura, da renderla superflua: la tavola messa sullo spigolo, infatti, è già incurvata in modo da farle descrivere una traiettoria curvilinea anche senza spinte e deformazioni (la forma ad U o a Banana).
Il risultato che dovrebbe derivarne è una maggior facilità di riding sia a livello di sforzo fisico che di naturalezza dal gesto, dato che la tavola “gira da sola”. Le continue prove e variazioni stanno in effetti dando risposte positive, inizialmente soprattutto in termini di gestione dei flat tricks e del jibbing ma oggi anche per la stabilità sul terreno sconnesso e in neve fresca.
Naturalmente l’evoluzione tecnologica è in continua crescita, ad ogni stagione le forme vengono migliorate e perfezionate, anche in rapporto alle sciancrature ed al flex dei diversi modelli (legati al tipo di utilizzo: freestyle, freeride, jibbing…).
Dire che sia solo un fenomeno di moda è una forzatura, certo è un grande cambiamento che ha ravvivato il mercato e, perché no, anche la tecnica di riding.
Se oggi siamo ad una fase ancora piuttosto confusa è probabilmente perché la strada definitiva deve essere ancora trovata, intanto continuate a divertirvi sulla vostra tavola, rocker o camber che sia...
Keep On Rockin'!
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